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Per la conservazione del Deposito della Fede!
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Cuore eucaristico di Gesù

Fede eroica degli Irlandesi.

Il conte de Montalembert, che ha viaggiato a lungo in Irlanda, ha scritto belle pagine sul popolo di questo paese, che la civiltà europea ha a sua volta perseguitato, tradito e dimenticato; un popolo che ha vissuto di una sola cosa, la fede; e che ha conservato come patrimonio solo le tombe e le credenze dei suoi padri. L’illustre scrittore ci racconterà lui stesso in alcune pagine commoventi le impressioni che ha provato nel visitare questi cristiani così degni del nostro rispetto e della nostra simpatia:

“Molte domeniche, entrando in una città irlandese, ho visto le strade affollate di aratori inginocchiati in ogni direzione, ma rivolgendo tutti i loro occhi verso qualche porta bassa, qualche vicolo oscuro che conduce alla cappella cattolica, costruita dietro le case, in quei giorni di persecuzione in cui l’esercizio del culto era un crimine di tradimento. L’immensa folla che si accalcava nello stretto e nascosto recinto impediva l’accesso a due terzi dei fedeli; ma essi sapevano che si diceva la Messa, e rimanevano in ginocchio nelle strade vicine per unire le loro intenzioni al sacerdote dell’Altissimo. Molte volte mi sono mescolato con loro, e ho goduto dello stupore con cui vedevano uno straniero, un uomo che non era povero come loro, prendere l’acqua santa come loro e inchinarsi davanti al loro altare. Ho visto spesso dalla galleria delle donne una delle viste più curiose che si possano immaginare, la navata di una cappella cattolica durante la predica. Questa navata è dedicata agli uomini; non ci sono posti a sedere, la gente è ammassata, e le folle si susseguono finché i primi che arrivano sono schiacciati contro la balaustra dell’altare, così che non possono muovere un arto. Tutto ciò che si vede è una massa in movimento di teste dai capelli neri così vicine che si potrebbe pensare che si possa camminarci sopra senza pericolo. Di minuto in minuto la massa si scuote e si agita; si sentono lunghi gemiti, profondi sospiri; alcuni si asciugano gli occhi, altri si battono il petto; ogni movimento oratorio del prete è colto subito, e l’impressione che produce non è mai nascosta. Un grido d’amore e di dolore risponde ad ogni sua preghiera, ad ogni suo rimprovero. Si vede che è un padre che parla ai suoi figli, e che questi figli adorano il loro padre.

“Le abitudini religiose delle parrocchie rurali mi sembravano ancora più toccanti. Non dimenticherò mai la prima messa che ho ascoltato in una cappella di campagna. Arrivai un giorno ai piedi di un’altura, la cui base era coperta da una fitta piantagione di abeti e querce; misi il piede per salire.

“Avevo appena fatto qualche passo quando la mia attenzione fu attirata da un uomo inginocchiato ai piedi di uno di questi abeti; presto ne vidi molti altri nella stessa posizione: più salivo in alto, maggiore era il numero di contadini prostrati; infine, in cima alla collina, vidi un edificio a forma di croce, costruito con pietre mal unite, senza cemento e coperto di paglia. Tutt’intorno, una folla di uomini alti, robusti ed energici si inginocchiava a capo scoperto, nonostante la pioggia che cadeva a torrenti e il fango che si afflosciava sotto di loro. Un profondo silenzio regnava ovunque. Era la cappella cattolica di Blarney, e il prete stava dicendo messa. Sono arrivato al momento dell’elevazione, e tutti i devoti hanno chinato la testa a terra. Ho cercato di passare sotto il tetto della cappella stretta e affollata. Non c’era nessun sedile, nessun ornamento, nemmeno un marciapiede; l’unico pavimento era la terra umida e sassosa, il tetto era aperto, e le candele erano usate come candele. Ho sentito il prete annunciare in irlandese, nella lingua del popolo cattolico, che un certo giorno sarebbe andato, per abbreviare il viaggio dei suoi parrocchiani, in tale e tal altra capanna, che sarebbe poi diventata la casa di Dio, e che vi avrebbe distribuito i sacramenti e ricevuto il pane di cui si nutrono i suoi figli. Ben presto il santo sacrificio finì; il sacerdote montò a cavallo e se ne andò; poi ognuno si alzò e partì per la sua casa: alcuni, aratori itineranti, portando con sé le falci dei loro mietitori, andarono al casolare più vicino per chiedere l’ospitalità che è un diritto; altri, prendendo le loro mogli nelle loro carrozze, tornarono alle loro case lontane. Molti rimasero a pregare il Signore più a lungo, prostrati nel fango, in mezzo a questo recinto silenzioso scelto dal popolo povero e fedele al tempo delle antiche persecuzioni.

“E tutto questo avviene non sotto il sole splendente, sotto il cielo azzurro e puro dell’Italia, in quell’atmosfera dove la devozione è quasi una voluttà, ma sotto il cielo scuro, umido e freddo delle isole britanniche, lontano da tutte le seduzioni delle belle arti, accanto a una fabbrica o a uno stabilimento.

“Lo straniero che aveva visto queste cose si era inginocchiato anche lui con questi poveri cristiani, e si era alzato con il cuore pieno di orgoglio, di felicità, per pensare che anche lui era di quella religione che non muore, che è sopravvissuta ai trionfi giganteschi del Medioevo, alle lotte crudeli della Riforma, ai perfidi splendori di Luigi XIV, alle spietate persecuzioni del secolo scorso, e che, nel momento in cui l’incredulità, che la sua eternità stanca, si affretta a scavarle una tomba, si ritrova nei deserti dell’Irlanda e dell’America, libera e povera come nella sua culla.

“Nella contea di Cork c’è una parrocchia composta da due grandi isole. Quando il mare tra di loro è troppo tempestoso per permettere agli abitanti di una di esse di andare a sentire la messa del loro parroco solitario, si avvicinano alla riva del mare, con la faccia rivolta verso il luogo dove sanno che il sacerdote sta celebrando i santi misteri, e all’ora da lui indicata. Lì si inginocchiano sulla riva, si alzano al Vangelo, si prostrano all’elevazione, e così si uniscono, in tutta la fervente semplicità del loro cuore, al Sacrificio da cui le onde e la tempesta li separano.

“Alcuni anni fa una terribile carestia desolò l’Irlanda; il raccolto di patate era fallito, e gli sfortunati, che in tempi di grande abbondanza non hanno mai pane da mangiare, stavano morendo a migliaia. L’Inghilterra venne in aiuto dei suoi vassalli con una sottoscrizione che presto raggiunse diversi milioni. Ma prima che arrivassero i rifornimenti necessari, avvennero disgrazie inaudite, e intere regioni furono spopolate. Tra gli altri, gli abitanti di una grande parrocchia in una delle contee più remote dell’Irlanda, completamente privi di cibo e ridotti all’ultimo grado di inanizione, aspettavano solo la morte per completare il loro tormento. Il prete cattolico non aveva voluto lasciare il suo gregge, e stava morendo di fame con loro; quando vide che nessun aiuto era vicino, e che non c’era speranza, andò di capanna in capanna dicendo loro: “Figli miei, in questo momento fatale non dimentichiamo il nostro Signore, il Signore Dio che dà la vita e la toglie”. Alla sua voce millecinquecento spettri nudi si trascinarono fino alla chiesa e vi si prostrarono; il prete salì sull’altare e lì, stendendo le sue mani sottili sulle teste dei moribondi, intonò le litanie dei moribondi e le preghiere dei morti.

“Per me stesso non ho mai visto queste crisi solenni, queste epoche di esaltazione popolare e religiosa, così numerose negli annali d’Irlanda. Ho solo assistito allo spettacolo della loro pietà quotidiana; sono passato solo tra le loro prove e virtù abituali”.

(Conte Charles de Montalembert.)

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