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Nostra Signora del Purgatorio

Una punizione per una promessa non mantenuta

Durante le guerre di Carlo Magno, un valoroso soldato aveva servito per molti anni in uffici importanti e onorevoli. La sua vita era stata quella di un cristiano; contento della sua paga, si astenne da ogni atto di violenza e di saccheggio, e il tumulto dei campi non lo trattenne da nessuno dei suoi doveri essenziali. Tuttavia, era spesso caduto in una serie di piccoli difetti comuni alle persone della sua professione. Era invecchiato sotto la bandiera, ed era così arrivato ad un’età molto avanzata. La malattia fatale venne a visitarlo. Poi chiamò al suo letto un nipote orfano, di cui si era fatto padre, e gli disse: «Non ho beni da lasciarti in eredità, figlio mio; l’unico testamento che potrei fare sarebbe per le mie armi e il mio cavallo. Ti raccomando, ti prego, quando avrò consegnato la mia anima a Dio, di vendere questo animale, e il denaro che ne ricaverai lo distribuirai ai sacerdoti e ai poveri, affinché i primi possano offrire il sacrificio divino per me e i secondi possano aiutarmi con le loro preghiere».

Il nipote, commosso dalla scena che aveva davanti agli occhi, promise con un giuramento di realizzare subito quest’ultimo desiderio. Non appena vide lo zio che stava per morire, prese il cavallo con tutti i suoi finimenti e lo condusse via. Questo animale era buono e bello; gli è piaciuto fin dall’inizio. Cominciò ad usarla per alcuni brevi viaggi e, essendone ancora più soddisfatto, non pensò di privarsene così presto, non ritenendosi obbligato a realizzare subito la sua promessa. Rimandando così di giorno in giorno, di settimana in settimana, di mese in mese, finì per soffocare le lamentele della sua coscienza e i rimorsi che non mancavano di agitarlo; così che dimenticò completamente il suo genitore e benefattore, e si comportò come se non lo avesse conosciuto e come se non gli dovesse nulla.

Questo andava avanti da sei mesi, quando una mattina il defunto gli apparve e gli rivolse i più aspri rimproveri. «Disgraziato! gli disse, non ti sei preoccupato di fare per l’anima di tuo zio ciò che ti eri impegnato a fare sul suo letto di morte! e a causa della tua infedeltà, il tuo cuore più duro della pietra, ho dovuto sopportare tormenti inesprimibili in purgatorio. Cosa devo dirvi per punirvi? Ora Dio ha avuto pietà di me, ha preso in considerazione le mie sofferenze; la mia anima lascia la sua prigione e sale alla dimora gloriosa. Ma tu, per un giusto giudizio, non tarderai a morire, e la tua anima andrà nello stesso luogo a soffrire in mia vece per tutto il tempo che mi è rimasto per farlo, se la divina Misericordia non mi avesse mostrato indulgenza; e questo in aggiunta al tempo riservato alle tue colpe». A queste parole è scomparso.

Le cose sono successe come aveva previsto. Poco tempo dopo, questo giovane si ammalò gravemente: chiamò prontamente un prete, si confessò con le lacrime e raccontò la sua visione. L’aveva appena finito quando spirò, andando senza dubbio a compiere la seconda parte di ciò che gli era stato predetto, e a soffrire in purgatorio i tormenti da cui non aveva liberato suo zio.

Imparate da questo quanto questa ingratitudine dispiaccia al Signore, e quanto Egli si mostri severo nei confronti dei figli o dei genitori che vengono meno al santo dovere della gratitudine e che non onorano le promesse fatte a Dio.

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