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Ascensione di Gesù al Cielo

Ascensione di Gesù al Cielo

Ascensione di Gesù al Cielo

Testo tratto da: Gesù Cristo, la Sua vita, la Sua passione, il Suo trionfo, di Padre Auguste Berthe, cssr
(Vangelo, San Marco 16:19-20; San Luca 24:49-53; Atti 1)

Gesù aveva completato la Sua missione su questa terra. Essendo disceso dal cielo per predicare il regno di Dio, per redimere l’umanità decaduta e per fondare la nuova società dei figli di Dio, gli restava solo da trasformare i continuatori della Sua opera in altri di Se stesso, dotandoli dello Spirito divino che parlava con la Sua bocca e operava con le Sue mani. Ma, come aveva annunciato più volte, Egli avrebbe mandato loro lo Spirito Santo solo dopo il Suo ritorno a Suo Padre e la Sua glorificazione in cielo.

Dopo un mese trascorso con i Suoi Apostoli in conversazioni celesti, Gesù ordinò loro di tornare a Gerusalemme e di aspettarlo nel Cenacolo, dove li avrebbe incontrati. Partono con gioia con le carovane già in viaggio verso la Città Santa per prepararsi alle celebrazioni di Pentecoste. Maria, la Madre di Gesù, era con loro, circondata dalle sante donne che non mancavano mai di accompagnarlo, e un certo numero di discepoli privilegiati. Essi temevano ancora l’ira e le vessazioni dei farisei deicidi, ma il divino Risorto sarebbe stato con loro e avrebbe saputo come difenderli dai loro nemici. Se li convocò a Gerusalemme, fu senza dubbio per renderli testimoni di un nuovo trionfo; forse stava per restaurare finalmente il regno d’Israele? Nonostante tutte le istruzioni del loro Maestro sul regno di Dio, il pregiudizio nazionale sul regno temporale del Messia rimase radicato nelle loro menti.

Il quarantesimo giorno dopo la risurrezione, erano riuniti nel Cenacolo, quando Gesù apparve in mezzo a loro e si sedette familiarmente a tavola con l’assemblea. Come sempre, ha parlato del regno di Dio che gli apostoli dovevano stabilire nel mondo. Durante i tre anni in cui era stato con loro aveva rivelato il Suo Vangelo, affidato loro i Suoi divini sacramenti e nominato il capo sovrano che li avrebbe guidati; ora toccava a loro predicare a tutti la Sua resurrezione come prova della Sua divinità e della santa religione che il Padre stava impartendo attraverso Suo Figlio a tutti gli abitanti della terra.

Il compito sarebbe stato difficile, soprattutto perché le potenze di questo mondo non avrebbero risparmiato i discepoli più di quanto avessero risparmiato il Maestro, ma Gesù non avrebbe abbandonato i Suoi inviati. Egli avrebbe mandato loro lo Spirito dall’alto, che li avrebbe riempiti della Sua luce e penetrati con la Sua forza. Perciò comandò loro di non lasciare Gerusalemme, ma di aspettare lì quello Spirito che li avrebbe rivestiti dell’armatura divina. Poi sarebbe iniziata la loro missione, la predicazione della penitenza per la remissione dei peccati, ed era a Gerusalemme, dove avrebbero ricevuto il battesimo di fuoco, che avrebbero inaugurato il loro ministero.

Incoraggiati da queste raccomandazioni e promesse, gli apostoli immaginarono che con la venuta dello Spirito Santo sarebbe iniziato il regno visibile del Messia. «Signore, chiesero, è ora che restaurerai il regno d’Israele?». Gesù non rispose a questa domanda, lasciando allo Spirito Santo il compito di spiritualizzare queste anime terrene; ma ripeté loro ciò che aveva già detto loro sul Suo regno definitivo. «Non sta a voi conoscere i tempi e i momenti che il Padre ha determinato in virtù del Suo potere sovrano». E aggiunse riguardo alla loro missione: «Lo Spirito Santo scenderà nelle vostre anime, e allora sarete miei testimoni a Gerusalemme, e poi in tutta la Giudea, e poi in Samaria, e fino ai confini della terra».

Dopo il pasto, il Signore Gesù li condusse fuori dalla città verso Betania. Centoventi persone hanno accompagnato il divino Trionfatore. La processione seguì la valle di Giosafat. Gesù avanzava maestosamente in mezzo ai Suoi. Gli Apostoli, i discepoli, le sante donne raggruppate intorno alla Madre divina, Lo seguivano nella santa gioia, e tuttavia con gli occhi pieni di lacrime, al pensiero che il buon Maestro stava per lasciarli. Gesù attraversò il torrente Kidron, dove i Suoi nemici Gli avevano dato l’acqua del sudiciume; poi, lasciando a sinistra il giardino del Getsemani, la scena della Sua agonia mortale, salì sul Monte degli Ulivi. Raggiungendo la cima, gettò un ultimo sguardo a questa patria terrena, dove aveva trascorso trentatré anni, dalla Sua nascita nella stalla di Betlemme alla Sua morte sulla croce del Golgota. Venuto in mezzo ai Suoi, i Suoi non Lo avevano ricevuto; ma si avvicinava l’ora in cui il genere umano, vivificato dal Suo Sangue, Lo avrebbe adorato come suo Padre e Dio. Al di là del grande mare, il Suo sguardo abbracciava quell’Occidente dove i Suoi Apostoli avrebbero presto portato il Suo nome benedetto e innalzato la Croce del Calvario sulla cima del Campidoglio romano. È su queste spiagge lontane che una fragile gondola, guidata dagli angeli, porterà i suoi amici di Betania, il risorto Lazzaro, la fedele Marta e la penitente Maria. Lì, milioni di cuori, per tutta la durata dei secoli, batteranno per Lui con un amore che supera tutti gli amori. E prima di lasciare la terra, benedisse tutti quei popoli che avrebbero costituito il Suo regno.

Tutti gli occhi, fissi su di Lui, contemplavano il suo volto radioso, la Sua fisionomia celestiale, il Suo sguardo pieno di gentilezza e tenerezza, che vagava sul pubblico come per rivolgere un ultimo saluto a ciascuno. Poi alzò le mani per dare una suprema benedizione a tutti, e mentre li benediceva, prostrati ai Suoi piedi, improvvisamente il Suo corpo glorificato, messo in movimento da un atto della Sua potenza divina, si alzò sopra la terra e si librò maestosamente verso il cielo. Muti per la sorpresa e l’ammirazione, gli Apostoli e i discepoli lo seguirono a lungo, finché alla fine una nuvola lo avvolse e lo nascose ai loro occhi. E mentre continuavano a fissare il luogo dove l’avevano visto scomparire, due angeli vestiti di bianco vennero da loro. Dissero: «Uomini di Galilea, perché tenete gli occhi fissi sul cielo? Questo Gesù, che ti ha appena lasciato ed è salito in cielo, un giorno scenderà dal cielo proprio come Lo hai visto salire. È sceso dal cielo sotto forma di schiavo per salvare gli uomini, e scenderà una seconda volta, con la maestà del re dei re, per giudicarli.»

E Gesù continuò a salire al trono di Suo Padre. Ben presto Si vide circondato da innumerevoli legioni di anime che, tenute nel limbo per molti secoli, aspettavano che il nuovo Adamo aprisse loro le porte del cielo. A capo dei fedeli della vecchia alleanza camminavano i due esuli dell’Eden, che non avevano mai cessato di sperare nella salvezza attraverso il Redentore promesso alla loro razza; i patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe; Mosè e i profeti. Dopo di loro vennero le sante generazioni, con anime rette e cuori fiduciosi in Colui che doveva venire.

Davide nel suo meraviglioso linguaggio ha raffigurato l’arrivo del Trionfatore sulla cima del cielo. Come due Arcangeli stavano di guardia alla porta dell’Eden per tenere fuori i nostri primi genitori, così gli Angeli del cielo stavano di guardia alla porta del Paradiso per aprirlo al nuovo Adamo. Improvvisamente sentirono il canto trionfale dell’esercito di santi che circondava Gesù: «Principi, dissero, aprite le vostre porte; porte eterne, apritevi, e il Re della gloria entrerà. – Chi è questo Re della gloria?» chiesero gli angeli. – È il Signore», risposero i Santi, «il Dio forte e potente, il Dio che è invincibile in battaglia. Apritevi, porte eterne, è Lui, è il Dio delle virtù.»