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La Sacra Famiglia in preghiera

Una bella lezione da un mendicante a un dottore.

Taulere, dell’Ordine di San Domenico, famoso teologo e santo predicatore, da molti anni chiedeva a Dio la grazia di incontrare un abile direttore che gli insegnasse la via più breve alla perfezione. Trovandosi un giorno in chiesa, sentì una voce che gli diceva: «Esci e troverai il maestro che desideri». Pieno di gioia e di speranza, si alzò immediatamente, uscì dalla chiesa, e incontrando sui gradini della porta un povero uomo, tutto coperto di ulcere e piaghe disgustose, gli augurò il buongiorno, secondo l’usanza. Il pover’uomo rispose: «Signore, non ho mai avuto una brutta giornata». Il teologo rimase dapprima sorpreso da questa risposta, e temendo di non essersi fatto sentire, aggiunse: «Amico mio, prego Dio che ti riempia di cose buone. – Non ricordo, disse il mendicante, di aver mai avuto alcun danno». Questa replica fece soffrire ancora di più il nostro Teologo; tuttavia, pensò che l’uno o l’altro si sbagliasse; perciò gli ripeté lo stesso desiderio, cambiando un po’ le parole: «Ti ripeto, mio povero uomo, che prego Dio che ti faccia benedire. – E ti rispondo ancora una volta, disse il mendicante, che non ricordo di essere stato infelice». – Il Dottore, quasi con rabbia, gli disse: «Credo, mio povero ragazzo, che la violenza dei mali che soffri ti stia annebbiando la mente; non mi sono spiegato bene? In una parola, vi dico che prego Dio di darvi tutto quello che potete desiderare nel mondo. – La prego, signore, rispose il paziente, non si disturbi; non l’ho detto abbastanza? Sono molto soddisfatto, e posso assicurarvi che non solo ho ottenuto tutto quello che voglio, ma che nel mondo succede solo quello che voglio».

Il Teologo allora cominciò a ricredersi un po’, sorpreso e stupito da un modo così strano di rispondere; poi, riprendendo il discorso, esortò il pover’uomo a spiegargli come intendeva le cose, confessando che non poteva concepire che, essendo ridotto a una povertà così estrema, si considerasse tuttavia l’unico uomo al mondo a non essere miserabile. Il nostro pover’uomo non rimase a corto a questa richiesta, ed educato com’era alla scuola dello Spirito Santo, diede al dotto dottore una sublime lezione in questi termini: «Sappiate, signore, che è verissimo che io non ho mai avuto giorni cattivi, né alcun male, né alcuna disgrazia, come vi ho appena detto; e che questo non vi sorprenda, perché mi sono convinto così bene che tutto ciò che ci accade in questo mondo, bene o male, viene da un Dio infinitamente buono, che non mi preoccupo mai di nulla; e in questo pensiero mi sono talmente unito e dato a Dio mio Signore sovrano, che sono, per così dire, uno con Lui. I sentimenti di Dio sono i miei, i suoi pensieri sono i miei pensieri, i suoi desideri sono i miei desideri; Egli fa quello che mi piace, quando fa quello che gli piace, perché io voglio quello che vuole Lui e non voglio niente che Lui non voglia. Se ho fame, lodo Dio perché lo vuole così; se sono a disagio per il freddo o il caldo, se la pioggia, il vento o le malattie mi tormentano, sono felice, perché è Dio che lo ordina; se gli uomini giocano con me, se mi perseguitano, e anche il diavolo non mi risparmia, sono sempre paziente; Mi rallegro persino quando la volontà di Dio è fatta in me, perché so che né gli uomini né le altre creature hanno alcun potere su di me se non come Dio lo dà loro; per questo non attacco mai nessuno se non Dio, e può Dio fare qualcosa che non sia molto ben fatto? Verme che sono, avrei la buona grazia di oppormi alle azioni di questo grande Dio, o di biasimarlo nell’esecuzione dei suoi propositi? Non sentendo nessun’altra mano che mi tocca se non la Sua, perché dovrei lamentarmi? Non è forse il mio Creatore e io la sua creatura? E per quanto sia un grande Dio, non mi ha amato fino al punto di morire per me su una croce? Come potrebbe essere possibile che, amandomi così tanto, Egli voglia farmi del male? O che, sapendolo così pieno di bontà verso di me, io non concepisca con gratitudine tutto ciò che si compiace di mandarmi, sia salute o malattia, onore o disonore, o in una parola, tutto ciò che la Sua volontà mi dirigerà? I mali che vengono da Lui non sono più mali, e i beni che vengono da altrove non dovrebbero nemmeno portare il nome di beni. Per quanto mi riguarda, annovero tra i miei più grandi beni quello di poterne fare a meno. La buona e la cattiva sorte, la prosperità e l’avversità, sono nomi che non conosco; non mi interessa nessuno di essi, poiché tutto viene dalla mano di Dio. Non è forse vero che non ho mai avuto giorni cattivi o disgrazie, e che non posso nemmeno averne, finché manterrò la stessa risoluzione che ho preso di volere incessantemente e senza riserve tutto ciò che Dio vuole? – Sono belle parole, disse il Dottore, ma dopo tutto, se Dio fosse deciso a condannarti all’inferno, saresti ancora felice? – Dio mi condannerebbe all’inferno, rispose il pover’uomo. Lui che è la bontà stessa! Ah, signore, questo non è possibile; ma anche se lo facesse, sappiate che ho due braccia, una delle quali è l’estrema umiltà, per sottomissione alla sua divina Provvidenza; l’altra è un’amorevole fiducia nella sua infinita misericordia; con queste due braccia lo abbraccerei con tale forza, che lo porterei con me all’inferno; e preferirei di gran lunga essere all’inferno con Dio che senza di lui in cielo».

Il teologo si rallegrò di sentire tali parole dalla bocca di un uomo gravato da tanti mali; ringraziò Dio in cuor suo per averlo messo faccia a faccia con il maestro che aveva tanto desiderato; e la risoluzione che prese fu di imitare il suo esempio e di abbandonarsi come un bambino alla santa e amorevole provvidenza di Dio.

Abbiano la stessa docilità di questo pio teologo; seguiamo un modello così bello come questo povero mendicante; prendiamo, come lui, dalla mano del Signore tutto ciò che ci succede, convinti che Egli ci governa con infinita saggezza e bontà, e che non c’è mai stato un padre più tenero o una madre più sensibile verso i loro figli di quanto lo sia questo Dio di bontà in ciò che ci riguarda.

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