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Nostra Signora del Purgatorio

Gratitudine delle anime per i loro benefattori

Se il sentimento di gratitudine si trova da qualche parte, è certamente nelle anime liberate dal Purgatorio.

In Bretagna, un uomo impegnato in tutti gli affari del secolo, conduceva tuttavia una vita molto religiosa. Tra le sue altre virtù c’era una grande carità verso i poveri morti, per i quali offriva molte preghiere, elemosine, penitenze e altre opere meritorie. Non passava mai per un cimitero, per esempio, senza fermarsi qualche istante a pregare sulle tombe per tutti coloro i cui resti mortali giacevano lì; si inginocchiava per questo santo servizio, senza alcun rispetto umano. Dio fece sapere quanto questa fedeltà e questo zelo gli fossero graditi, e in questa occasione permise una grande meraviglia. Questo fervente cristiano si ammalò gravemente, e subito mandò a chiamare il parroco per portargli il santo viatico, che era molto ansioso di ricevere nella sua sofferenza, come un nutrimento necessario per la sua debolezza e per le tentazioni con cui il diavolo solitamente assale gli infermi. Era notte fonda; il parroco non poté venire di persona, ma mandò il suo vicario, che consolò il pio servo di Dio e gli procurò tutte le benedizioni della Chiesa.

La cerimonia terminò con le preghiere dei moribondi, perché la malattia stava peggiorando; poi il prete si ritirò. Ma quando arrivò al cimitero, si sentì fermato da una forza invisibile che non gli permise di fare un altro passo. Stupito, persino spaventato, si guardò intorno e vide la porta della chiesa spalancata, anche se era sicuro di averla chiusa a chiave all’uscita. Mentre si chiedeva cosa significasse, sentì una voce che proveniva dal santuario e che diceva distintamente: «Venite, voi tutti che siete già stati ammessi agli splendori del cielo, e pregate insieme per il vostro benefattore, che ha appena spirato. La gratitudine lo esige, e noi non potremo mai ringraziarlo abbastanza per tutto il bene che la sua generosa pietà ci ha fatto, specialmente noi che aspettiamo in questo cimitero la suprema resurrezione.»

Immediatamente si verificò uno schianto straordinario intorno al vicario spaventato; gli sembrò che le ossa uscissero dalle tombe del cimitero e si riunissero. Allo stesso tempo la chiesa sembrava essere illuminata. I morti si allinearono nel coro e cominciarono a cantare, con voce celestiale, l’Ufficio dei Morti, che completarono solennemente. Quando fu finito, la stessa voce che aveva dato l’ordine all’inizio fu sentita di nuovo e comandò ai corpi di tornare alle loro case funerarie, cosa che fu fatta mentre le luci dell’altare venivano spente immediatamente.

Il sacerdote, che era rimasto come inchiodato al suo posto, quasi non osando respirare, poté allora entrare liberamente nel luogo santo e collocarvi il ciborio; poi corse a raccontare la sua visione al parroco, che era stupito quanto lui, ma dubitando della realtà. Proprio mentre diceva: «Almeno sapremo se il malato è davvero morto, cosa improbabile», bussarono alla porta e un messaggero venne a portare la notizia della sua morte, avvenuta proprio nell’ora della visione.

Il vicario ne fu così colpito che disse addio al mondo, rinunciò a tutte le speranze terrene e andò a rinchiudersi nel monastero di San Martino a Tours, di cui fu poi eletto priore. È probabilmente superfluo aggiungere che il resto della sua vita lo passò pregando per le anime del purgatorio e chiedendo a Dio la loro liberazione, sicuro che esse a loro volta non lo avrebbero abbandonato nel giorno del giudizio.

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