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Cuore eucaristico di Gesù

Il gregge meglio conservato.

Vicino a Tolosa, in un piccolo villaggio chiamato Pibrac, Germaine nacque indigente; sua madre, senza dubbio esaurita dalle privazioni e dal lavoro, le diede solo una vita gracile e un sangue impoverito. Il bambino è cresciuto sofferente e malaticcio… Ancora molto giovane, una delle sue mani era deformata dal dolore; le piaghe le si formavano sul collo; non conosceva la bellezza del corpo, ma la sua anima era dolce e pura; e il suo cuore, semplice e candido, si arricchiva ogni giorno, senza saperlo, di sante virtù… Germaine ne ha presto bisogno per grandi dolori: ha perso il bene più dolce della vita, sua madre… Arrivò un’altra donna, dura e cattiva, e la povera bambina, non avendo niente che piaccia agli occhi, a poco a poco trovò il suo tormentatore in colei che le doveva un amore materno. Per liberare i suoi occhi, la matrigna la gettò nelle dolorose cure delle greggi. Era lì che il Signore aspettava il suo predestinato, per parlare al suo cuore e far fiorire la sua bella anima con il soffio del suo amore, nella tranquilla solitudine dei campi.

All’alba, alzava i suoi pensieri al cielo, e le sue ore scorrevano deliziosamente in conversazione con il Signore. Quando tornò la sera, l’attendevano amare sofferenze; ma tutte le pene scivolarono via da quest’anima che Dio aveva inondato di gioia durante tutta la giornata; allora tacque, e abbassando la testa sotto l’insulto, guardò nel suo cuore il divino Crocifisso che amava, felice di soffrire con Lui. Quando la campana del villaggio annunciava il Santo Sacrificio, lei affidava il suo gregge per andare ad adorare e ricevere il suo Dio, e mai, si dice, un solo agnello cadde preda dei lupi durante la sua assenza. Non mancava mai di fare questo viaggio quotidiano, anche se il tempo era piovoso e le strade erano brutte. Uno dei suoi storici fa le seguenti riflessioni su questo argomento: Questo può forse sembrare ad alcuni un disordine piuttosto che una virtù, come in una che, per soddisfare la sua particolare devozione, sarebbe venuta meno ai doveri del suo stato. Ma poiché nel fare ciò era mossa da un particolare movimento di Dio, Dio provvedeva anche alla cura del gregge con un altro mezzo. Quando la benedetta bambina si mise in cammino, conficcò la sua conocchia direttamente nella terra, e le pecore docili e obbedienti vi si radunarono intorno, e non accadde mai che, fino all’arrivo della pastorella, qualche pecora si separasse dalle altre, o che, allontanandosi, causasse il minimo danno ai campi seminati del vicino.

Inoltre, nei boschi circostanti c’erano molti lupi feroci che, di tanto in tanto e soprattutto in inverno, spinti dalla fame, uscivano e, attaccando le greggi, sebbene ben custodite e difese, ne facevano un orribile massacro. L’unico gregge di Germaine, abbandonato e solo, e nemmeno difeso dai cani che non aveva, non fu mai toccato o attaccato in alcun modo.

Dio ha voluto mostrare con un altro prodigio quanto gli fosse gradita la devozione del suo servo. Per arrivare alla parrocchia di Pibrac, situata in cima alla collina, doveva attraversare un piccolo ruscello che scorre in fondo alla scogliera e separa una collina dall’altra. Ora, questo torrente o ruscello, a volte ingrossato dall’abbondanza delle piogge che si erano verificate, portava una grande quantità d’acqua, che rendeva il guado non solo difficile, ma addirittura impossibile, soprattutto per un bambino molto piccolo. Tuttavia, la pia Germaine, riponendo tutta la sua fiducia in Dio, al primo suono della campana si diresse subito verso la chiesa. Andando e tornando dalla messa, ha attraversato il torrente liberamente e all’asciutto, o perché le acque si erano divise o perché era stata trasportata da una mano invisibile sull’altra riva.

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