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La Sacra Famiglia in preghiera

Frutti della lettura di un buon libro

A Siena, un magistrato capo della città, che era anche banchiere, un giorno tornò a casa per cena: non era ancora ora, ma aveva fame. Poiché la cena non era pronta, il magistrato si arrabbiò con sua moglie. Per calmarlo e renderlo più paziente, gli ha offerto un libro da leggere. Il magistrato si arrabbiò ancora di più, gettò il libro per terra e si arrabbiò con tutti i presenti. Qualche istante dopo, però, si vergognò e prese il libro: era la Vita dei Santi. Lo aprì e cadde sulla vita di Santa Maria d’Egitto; si dilettò così tanto in questa lettura, che sua moglie, avendolo avvertito che la cena era pronta, rispose: «Aspetta, a tua volta, finché non avrò finito la mia storia». La donna, tutta gioiosa, andò in uno studio vicino e, cadendo in ginocchio, pregò Dio di completare l’opera buona che aveva iniziato. La sua preghiera non fu vana. Jean Colombini, questo era il nome di suo marito, era da quel momento un altro uomo. Era stato incline all’avarizia e abituato a litigare per un soldo, ma divenne generoso e caritatevole. Quando comprava qualcosa, aggiungeva sempre al prezzo che gli veniva chiesto; quando si vendeva, riduceva il prezzo del prezzo corrente. I suoi concittadini non sapevano come spiegare questo cambiamento di condotta. Lungi dal fare più male, riparò tre e quattro volte di più di quanto pensava di aver fatto; distribuì abbondanti elemosine ai poveri, visitò gli ospedali, frequentò le chiese e dedicò molto tempo alla preghiera. Sua moglie, Blasie, pregò Dio di confermarlo in questi buoni sentimenti: le fu concesso molto più di quanto si aspettasse.

Prima le propose di vivere insieme come fratello e sorella; lei rimase stupita, ma accettò. Lei rimase stupita, ma acconsentì. Lui fece subito un voto di continenza perpetua. Per osservarlo fedelmente, digiunava sempre più austeramente, dormiva sulle tavole, dormiva poco, dedicava la maggior parte della notte alla preghiera e alla contemplazione, ascoltava la messa al mattino, Passava il resto della giornata a servire i malati negli ospedali, a riconciliare i nemici, a sostenere la causa dell’orfano e della vedova, a consolare gli afflitti, a mettere ovunque qualche parola di edificazione e a fare del bene a tutti, sia con i suoi consigli che con la sua generosità.

Allora gli vennero in mente le parole del Salvatore al giovane: Se vuoi essere perfetto, vai, vendi tutto quello che hai, dallo ai poveri e poi vieni a seguirmi. Così Giovanni Colombini cominciò a pensare che non avrebbe fatto abbastanza finché non avesse rinunciato a tutto per seguire il povero Gesù Cristo. Aveva un amico intimo, Francesco Vincenzo, uno dei primi di Siena per ricchezza e nascita. Dopo aver consultato Dio in preghiera, gli comunicò la sua intenzione di lasciare tutto per vivere alla maniera degli apostoli. Vincent trovò difficile accettare questo piano, ma alla fine lo accettò, e i due amici decisero di realizzarlo. Colombini lasciò i suoi abiti eleganti, prese il costume dei poveri, distribuì i suoi tesori più ampiamente agli sfortunati, raccolse i malati nelle strade e li portò da qualche parte per essere curati. I suoi amici gli dissero che doveva stare attento e non ridursi a mendicare. Colombini rispose liberamente: «Troppa prudenza è una specie di infedeltà. Ciò che mi sta più a cuore è distribuire tutti i miei beni ai poveri, essere ridotto io stesso all’ultima indigenza e mendicare il mio pane; e rinvio l’esecuzione di questo solo per ragioni di carità e di giustizia, che richiedono che si abbia qualche riguardo per le persone di casa propria. La mia grande felicità sarà quella di avere come unica ricchezza il Padrone del mondo e di cantare con il Profeta: La mia parte è il Signore». Quando i due amici furono visti così fermi nella loro santa risoluzione, cessarono di ammonirli; finirono presto di raccomandarsi alle loro preghiere, che era un modo di approvare.

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