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La Sacra Famiglia in preghiera

Lo zelo amorevole di un buon pastore.

Dopo il suo ritorno da Patmos a Efeso, San Giovanni visitò le chiese dell’Asia Minore per correggere qualsiasi abuso che poteva essersi insinuato, e per dare santi pastori a quelle che non ne avevano. Quando era in una città vicino a Efeso, fece un discorso e notò tra i suoi ascoltatori un giovane dal volto interessante. Lo presentò al vescovo, dicendo: «Affido questo giovane alle tue cure, alla presenza di Gesù Cristo e di questa assemblea». Il vescovo ha promesso di occuparsi di lui e di avere la massima cura. L’apostolo lo lodò di nuovo e tornò a Efeso. Il vescovo ospitò il giovane nella sua casa, lo istruì e lo addestrò nella pratica delle virtù cristiane; dopo di che gli amministrò il battesimo e la cresima. Credendo di non avere più nulla da temere da lui, lo sorvegliò meno da vicino e alla fine lo lasciò responsabile delle proprie azioni. Alcuni giovani debosciati che se ne accorsero lo conquistarono gradualmente e lo portarono nella loro società. Ben presto il giovane dimenticò le massime del cristianesimo, e a forza di accumulare crimine dopo crimine, soffocò ogni rimorso. Divenne addirittura il capo dei ladri e si dimostrò il più determinato e crudele della banda.

Qualche tempo dopo, San Giovanni ebbe occasione di andare nella stessa città. Quando ebbe finito gli affari che lo chiamavano lì, disse al vescovo: «Ridammi il deposito che Gesù Cristo ed io ti abbiamo affidato, in presenza della tua chiesa». Il vescovo stupito non sapeva cosa significasse questa richiesta; immaginava che l’apostolo stesse parlando di un deposito di denaro. Il Santo, spiegandosi, gli disse che gli chiedeva di nuovo l’anima di suo fratello che gli aveva affidato. Allora il vescovo rispose, sospirando e con le lacrime agli occhi: «Ahimè, è morto. – Che tipo di morte? – È morto per Dio, rispose il vescovo, si è fatto ladro; e invece di stare in chiesa con noi, si è stabilito su una montagna con uomini malvagi come lui».

A questo discorso il Santo si stracciò le vesti; poi, tirando un profondo sospiro, disse con le lacrime: «Oh, che guardiano ho scelto per vegliare sull’anima di mio fratello!» Chiese un cavallo con una guida e andò sulla montagna. Fu fermato dalle sentinelle dei briganti; ma invece di cercare di fuggire o di chiedere la sua vita: «È per questo, gridò, che sono venuto. Portami dal tuo capo». Quest’ultimo, vedendolo arrivare, alzò le braccia per riceverlo; ma quando riconobbe San Giovanni, fu pieno di paura e confusione, e cominciò a fuggire. L’apostolo dimenticò la sua grande età e la sua debolezza; gli corse dietro, gridando: «Figlio mio, perché fuggi così da tuo padre? È un vecchio disarmato e non avete nulla da temere da lui. Figlio mio, abbi pietà di me. Puoi pentirti; la tua salvezza non è senza speranza; risponderò per te a Gesù Cristo; sono pronto a dare la mia vita per te, come Gesù Cristo ha dato la sua per tutti gli uomini, impegnerò la mia anima per la tua. Fermatevi; credetemi, sono mandato da Gesù Cristo». A queste parole il giovane si ferma, getta a terra le braccia tremanti e scoppia a piangere. Abbracciò l’Apostolo come un tenero padre, implorò il suo perdono; ma nascose la sua mano destra, che era stata macchiata da tanti crimini; cercò, con la vivacità della sua compunzione, di espiare i suoi peccati per quanto poteva, e di trovare, secondo la bella espressione di San Clemente, un secondo battesimo nelle sue lacrime. Il Santo cadde ai suoi piedi, gli baciò la mano destra, che teneva nascosta, gli assicurò che Dio avrebbe perdonato i suoi peccati e lo ricondusse alla Chiesa. Digiunava e pregava per lui, e con lui, non smetteva mai di citare i passi più toccanti della Scrittura, per consolarlo e incoraggiarlo. Non lo lasciò finché non lo ebbe riconciliato con la Chiesa mediante l’assoluzione e la ricezione dei sacramenti.

(San Clemente di Alessandria)

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