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La Madonna del Rosario

Il rosario, dono del cielo alla terra

Prima di San Domenico, vissuto nel XII secolo, molte persone sante e anime pie avevano l’abitudine di recitare un certo numero di preghiere e di Ave Maria, che offrivano al cielo come corona di lode per ottenere le grazie di cui avevano bisogno. L’usanza di ripetere più volte la preghiera domenicale e il saluto angelico, e anche di usare perline filettate per segnare il numero, è molto antica, e se ne trovano esempi nei primi secoli della Chiesa. Si dice di San Bartolomeo che pregava cento volte di giorno e cento volte di notte, che i buoni scrittori intendono essere il Pater noster e la prima parte dell’Ave Maria. Il beato Alain de la Roche, domenicano, ci assicura che già nell’VIII secolo si facevano immagini che rappresentavano figure che portavano il rosario in mano. (Piccoli Bollandisti, 1 ottobre)

Ma chi ha determinato la forma attuale del Rosario, cioè la sua divisione in quindici parti, ciascuna composta da un Padre Nostro e dieci Ave Maria, recitate in onore dei misteri della nostra Redenzione? Era la stessa Beata Vergine. Ecco come il fatto è raccontato da padre Henri-Dominique Lacordaire:

«San Domenico aveva predicato a lungo, nel sud della Francia, contro l’errore degli Albigesi. Disperando del successo dei suoi sforzi, ricorse alla Santa Vergine e decise di pregarla ininterrottamente finché non fosse stato ascoltato. Così lasciò Tolosa, si ritirò in una foresta solitaria e passò tre giorni e tre notti in preghiera. Alla fine di questo tempo, la Madre di Dio gli apparve in estasi, circondata da gloria e magnificenza. Era scortata da tre regine, e ognuna di loro era circondata da cinquanta vergini come per servirla. La prima regina e le sue compagne erano vestite di bianco, la seconda di rosso e la terza di una veste tessuta d’oro più brillante. La Beata Vergine spiegò a San Domenico il significato di questi simboli:

«Queste tre regine», gli disse, «rappresentano i tre rosari; le cinquanta vergini che formano la processione di ogni regina, rappresentano le cinquanta Ave Maria di ogni rosario; infine, il colore bianco ricorda i misteri gioiosi; il colore rosso, i misteri dolorosi, e il colore oro, i misteri gloriosi. I misteri dell’Incarnazione, della nascita, della vita e della Passione del Mio divin Figlio, così come quelli della Sua Resurrezione e Glorificazione, sono racchiusi e come se fossero incastonati ad arte nel Saluto Angelico e nella Preghiera della Domenica. Questo è il Rosario, la corona in cui metterò tutta la mia gioia. Diffondete questa preghiera ovunque, e gli eretici si convertiranno, e i fedeli persevereranno e arriveranno alla beatitudine eterna.

Consolato da questa apparizione, San Domenico tornò prontamente a Tolosa e si recò in chiesa. Poi», racconta la tradizione, «le campane cominciarono a suonare di propria iniziativa. Gli abitanti, stupiti di sentire le campane suonare a un’ora così insolita, si precipitarono in folla al tempio del Signore. San Domenico salì sul pulpito, e dopo aver parlato con energica eloquenza della giustizia di Dio e del rigore dei suoi giudizi, dichiarò che, per evitare questi rigori, non c’era modo più sicuro che implorare la Madre della Misericordia. Ha subito dato una spiegazione di questa bella preghiera e ha cominciato a dirla ad alta voce».

Tuttavia, i Tolosani non si sono ancora arresi. Scoppiò una tempesta straordinaria: lampi e tuoni si susseguirono quasi senza interruzione, al punto che la terra tremò, con grande terrore degli ostinati. La stessa statua della Vergine solleva un braccio minaccioso. Il popolo cade in ginocchio, implora la Madre di Gesù, abiura i suoi errori e si iscrive in massa alla Confraternita del Rosario. Più di centomila eretici, soggiogati dalla nuova e celeste devozione, ritornano alla vera fede.

«Le mura di Gerico», dice un famoso scrittore, «caddero al suono della tromba dei soldati di Giosuè, non appena i disastrosi errori degli Albigesi caddero alla predicazione di San Domenico.»

Ringraziamo la Regina degli Angeli, la Madre della Misericordia, per averci portato dal cielo un mezzo così potente di vittoria in tutte le nostre battaglie. Usiamola ogni giorno, meditando i misteri dell’incarnazione, della vita, della passione e della risurrezione di Gesù. In questo modo ci rafforzeremo contro i pregiudizi del mondo, contro le esche del vizio, contro gli attacchi dell’inferno e del mondo; ci renderemo capaci di combattere la buona battaglia e di arrivare con fiducia alla felicità eterna del cielo.

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