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Nostra Signora del Purgatorio

La gratitudine delle anime del Purgatorio

La gratitudine è senza dubbio in proporzione al servizio reso, e anche in proporzione all’elevazione del cuore di chi è stato obbligato. Come possono allora le anime del Purgatorio, una volta in Paradiso, non ottenere favori da coloro che le hanno condotte lì con le loro preghiere?

Una povera serva, educata come cristiana nel suo villaggio, aveva adottato la santa pratica di far dire una messa ogni mese con i suoi modesti risparmi per le anime sofferenti. Portata con i suoi padroni nella capitale, non mancò una sola messa, facendosi una legge di assistere lei stessa al sacrificio divino e di unire le sue preghiere a quelle del sacerdote, specialmente in favore dell’anima la cui espiazione aveva bisogno di poco più per essere completata.

Dio la mise presto alla prova con una lunga malattia, che non solo la fece soffrire crudelmente, ma le fece anche perdere il posto ed esaurire le sue ultime risorse. Il giorno in cui poté uscire, le erano rimasti solo venti centesimi per tutti i suoi soldi. Dopo aver recitato una preghiera fiduciosa al cielo, si mise alla ricerca di una condizione. Le era stato detto di un ufficio di collocamento all’altro capo della città, e vi si stava recando quando la chiesa di Sant’Eustatius le si frappose. La vista di un sacerdote all’altare le ricordò che aveva perso la sua messa ordinaria per i morti in questo mese, e che questo giorno era proprio quello in cui aveva cercato questa consolazione per molti anni. Ma come poteva fare questo? Se rinunciasse al suo ultimo franco, non le resterebbe nemmeno abbastanza per soddisfare la sua fame. Era una lotta tra la sua devozione e la prudenza umana. La devozione ha vinto. «Dopo tutto, si disse, il buon Dio vede che è per Lui, e non mi abbandonerebbe!» È entrata in sacrestia, ha consegnato la sua offerta e poi ha assistito alla messa con il suo solito fervore.

Pochi istanti dopo continuò la sua strada, piena di comprensibile ansia. Non aveva soldi, e se avesse perso un lavoro? Era in questi pensieri, quando un giovane pallido, di statura esile e dal portamento distinto, le si avvicinò e disse: «Stai cercando un lavoro? – Sì, signore. – Bene, vai in questa e quella strada, a questo e quel numero, da Madame Z; penso che ti troverai bene con lei e starai bene lì.» E scomparve tra la folla dei passanti, senza aspettare i ringraziamenti che la povera ragazza gli rivolse.

Le fu mostrata la strada, riconobbe il numero e salì all’appartamento. Una serva uscì, tenendo un pacchetto sotto il braccio, e mormorando parole di lamentela e di rabbia. «C’è la signora? chiese la nuova arrivata. – Forse lo è, forse no, rispose l’altra. Cosa me ne importa? La signora lo aprirà lei stessa se le va bene; io non ho più niente da fare. Addio». Ed è scesa al piano di sotto. La nostra eroina suona il campanello tremando, e una voce gentile le dice di andare avanti. Si trova di fronte a un’anziana signora dall’aspetto venerabile, che la incoraggia a dichiarare la sua richiesta. «Signora, disse la cameriera, ho sentito questa mattina che avevate bisogno di una cameriera, e sono venuta ad offrirmi a voi: mi è stato assicurato che mi avreste ricevuto gentilmente. – Ma, mia cara bambina, quello che dici è davvero straordinario. Questa mattina non avevo bisogno di nessuno; solo mezz’ora fa ho cacciato via una cameriera insolente, e non c’è un’anima al mondo, a parte lei e me, che lo sappia ancora. Chi ti ha mandato allora? – È stato un signore, signora; un giovane signore che ho incontrato per strada, che mi ha fermato per questo, e ho benedetto Dio per questo, perché devo essere sistemato oggi: non ho più un soldo».

La vecchia signora non riusciva a capire chi fosse questo personaggio e si perdeva in congetture, quando la cameriera, alzando lo sguardo su un mobile del piccolo salotto, vide un ritratto. «Ecco, signora, disse subito, non guardi oltre: questa è esattamente la figura del giovane che mi ha parlato; è da lui che vengo…»

A queste parole la signora emise un grande grido e sembrava pronta a perdere conoscenza. Le viene raccontata tutta la storia, della devozione alle anime del Purgatorio, della messa mattutina, dell’incontro con lo sconosciuto; poi, gettandosi al collo della povera ragazza, l’abbraccia affettuosamente e le dice: «Tu non sarai la mia serva, tu sei da questo momento mia figlia! È mio figlio, il mio unico figlio, che hai visto; mio figlio che è morto da due anni, che doveva a te la sua liberazione, non posso dubitarne, e al quale Dio ha permesso di mandarti qui. Che tu sia benedetta, dunque, e preghiamo ora insieme per tutti coloro che soffrono prima di entrare nella beata eternità».

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