Cerca
Generic filters

Se non trovate quello che state cercando,
potete inviare un'e-mail:
apotres@magnificat.ca

Magnificat!

Per la conservazione del Deposito della Fede!
Che il Regno di Dio venga!

Una storia per ogni giorno...

Notre Dame du Laus

Il rosario del famoso artista Gluck

Il maestro di musica di Maria Antonietta, Cristoforo Gluck, era tanto religioso quanto bravo musicista. Nato da genitori poveri ma onesti, e soprattutto ferventi cattolici, colui che doveva un giorno scuotere la polvere dell’opera creata in Francia da Lulli e restaurata da Rameau, doveva ad una circostanza fortuita perseverare nella fede della sua famiglia, nonostante tutte le seduzioni dell’alta società filosofica tra cui il suo bel talento lo lanciò, durante una lunga e brillante carriera.

Come la maggior parte dei grandi musicisti, Gluck aveva cominciato a imparare la sua arte sotto le volte mistiche di una basilica; e la voce del giovane corista era così bella, la sua espressione ingenua così affascinante, che il numero dei fedeli aumentava considerevolmente ogni volta che il piccolo Cristoforo doveva cantare un mottetto. Niente è più favorevole allo sviluppo del sentimento religioso in un’anima ardente che la pratica dell’arte musicale in mezzo al santuario. E quante volte Gluck da bambino versava dolci lacrime di tenerezza guardando le finestre del coro, mentre l’organo riempiva le volte con la sua nobile e severa armonia, e il sole gettava i suoi ultimi raggi dorati attraverso le finestre, i cui mille colori brillavano di uno splendore puro e radioso!

Un giorno in cui Gluck stava lasciando il coro, dopo aver cantato mirabilmente un mottetto di Clari, fu avvicinato da un povero religioso che, con gli occhi ancora umidi, lo strinse al cuore, congratulandosi con lui per il suo talento così vero e così commovente.

«Ahimè, non ho nulla da darti in segno di compiacimento, mio piccolo amico, disse il religioso, nient’altro che questo rosario… ma conservalo in ricordo di fra Anselmo, e soprattutto prometti di recitarlo ogni sera, in onore della santa Madre di Dio. Questa pratica ti porterà fortuna, mio giovane amico; e anche se sei fedele ad essa, il cielo, ho un presentimento segreto, benedirà i tuoi sforzi; diventerai grande davanti agli uomini sulla terra, e degno un giorno dei concerti celesti in paradiso».

Cristoforo, sorpreso e toccato subito dalle parole del fratello, prese rispettosamente il rosario offertogli da una mano assottigliata più dalle austerità religiose che dall’età; promise di recitarlo finché fosse vissuto.

All’età di quindici anni, il giovane Gluck aveva già dato ai suoi genitori la prova di una saggezza così precoce che suo padre, responsabile di una famiglia numerosa, si oppose solo debolmente al progetto che Cristoforo aveva formato di andare a Roma per continuare i suoi studi musicali. Ma come andare? Come, da solo e senza aiuto, passare dalla capitale austriaca al mondo cattolico, privato com’era delle prime risorse?

Chiunque altro che il figlio predestinato avrebbe rinunciato a questo progetto, ritenuto impraticabile per tante ragioni. Ma non si scoraggiò; pieno di fiducia nella protezione della Regina degli Angeli, il musicista che sarebbe poi diventato il favorito di due regine terrene, il musicista che Maria Teresa e Antonietta d’Austria ammisero nei loro palazzi, non fece che recitare con maggiore devozione il Saluto Angelico sul povero ma prezioso rosario di frate Anselmo.

Una sera in cui Gluck, seguendo la sua pia abitudine, si era appena consolato recitando il santo rosario, alla porta della modesta casa dei suoi genitori bussarono forte… Era il Kapellmeister di Santo Stefano a Vienna, che era stato incaricato dall’arcivescovo di raccogliere le opere di Palestrina in Italia, e che era venuto a chiedere al padre di Cristoforo di fargli da segretario.

Giudichiamo la gioia di Cristoforo. Questo permesso fu concesso con lacrime di gratitudine, e pochi giorni dopo Gluck era in viaggio verso Trieste con il suo bravo e dotto maestro.

Non seguiremo il nostro grande artista durante i venti anni che trascorse in Italia, dove, sempre fedele alla promessa fatta a Fratel Anselmo, non mancò mai un solo giorno di recitare il suo rosario, il santo talismano che più di una volta lo protesse efficacemente.

Basti dire che al suo ritorno a Vienna, e più tardi quando fu ricoperto di onori alla corte di Versailles, sapeva strapparsi ai piaceri di uno splendido riposo o di una conversazione interessante, per andare a recitare il rosario in uno degli angoli del salone reale, dove era ammesso alla pari con il più grande personaggio, quello che lui chiamava il suo breviario di musicista.

Fu in un tale stato d’animo religioso che Gluck trascorse tutta la sua vita; e la sua mano, che si era purificata scrivendo il cupo e lirico De profundis, stringeva ancora l’allora ben consumato rosario di frate Anselmo il giorno in cui, colpito da un fulmine, l’immortale artista rese l’anima a Dio.

(Padre Huguet)

Altre storie...