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La Sacra Famiglia in preghiera

Si deve evitare di parlare male di se stessi

L’abate Serapione fu visitato da un monaco che, ad ogni parola, si definiva peccatore e indegno dell’abito religioso che indossava…

Il santo abate volle lavargli i piedi, come era sua abitudine con i monaci che non appartenevano alla sua comunità. Il monaco non glielo permise, protestando che meritava piuttosto di essere calpestato da tutti gli altri.

Allora l’abate Serapione lo fece sedere a tavola e gli offrì del cibo. Mentre il monaco mangiava, l’abate cominciò a parlargli in modo dolce e caritatevole: “Figlio mio, disse, se vuoi avanzare nella perfezione religiosa, resta tranquillo nella tua cella, veglia su te stesso e fai il tuo lavoro manuale. Tutti questi viaggi che fai da un monastero all’altro, tanti viaggi nel deserto, non possono contribuire al tuo progresso spirituale. Dio non si trova più facilmente in nessun luogo che nella tua cella”.

Il monaco, all’udire queste parole, era così turbato nel suo cuore, che non poteva fare a meno di mostrare la sua agitazione. L’abate Serapione se ne accorse: “Fratello mio, gli disse, cos’è che vedo? Poco fa ti sei dichiarato un grande peccatore, indegno di questa terra che ti porta e dell’aria che respiri, e in questo momento, in occasione di un rimprovero caritatevole che ti faccio sulle tue imperfezioni, mi sembri tutto sconvolto? Ti sbagli, mio buon fratello. Se volete praticare l’umiltà, non dovete denunciare i vostri difetti. Devi aspettare che gli altri te li rimproverino; e quando ciò accade, il tuo dovere è di ricevere questi rimproveri con calma, e persino di rallegrartene nel tuo cuore”.

Il monaco, a questo secondo rimprovero, aprì gli occhi e distinse dalla falsa umiltà quella che ha tutti i caratteri di essa e alla quale è riservata la vittoria su ogni vanità. Così cominciò a chiedere perdono all’abate e tornò a vivere nella solitudine della sua cella.

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