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Nostra Signora di La Salette

Il cristiano prega per i suoi carnefici, ma non li denuncia.

La campana di Nostra Signora di La Salette annuncia l’arrivo di molti pellegrini; li vedo in fondo alla valle che camminano con difficoltà. Sono centocinquanta persone; una suora molto vecchia, vestita di lana bianca, è alla loro testa, montata su un mulo. Tutte le altre persone camminano a piedi; i loro piedi sono nudi; sono tutti velati. Alcuni di loro indossano il severo costume della penitenza, la veste bure e la corda legata alla cintura; altri sono vestiti con abiti di lana bianca. Dopo quattro ore di cammino tra i precipizi, le rocce e il fango, sempre a piedi nudi, si avvicinano alla montagna sacra; le loro voci cominciano a farsi sentire: sono inni di ringraziamento, ripetuti con gioia dagli echi della montagna, che si perdono nella profondità delle solitudini.

Chi sono questi pellegrini? Qual è il motivo del loro viaggio? Sono le figlie penitenti di Grenoble che sono venute a ringraziare Nostra Signora di La Salette per due grazie ottenute: una per aver guarito la loro superiora da una malattia mortale; l’altra per aver salvato la vita della loro padrona delle novizie, la cui storia segue:

Sappiamo quali povere ragazze il buon Pastore ha accolto (erano prostitute pentite). Ora, una sera, due sventurati che avevano cercato di sedurre un membro della casa, vedendo che la loro trama era stata sventata, si intrufolarono nel convento e, mentre la padrona delle novizie usciva in giardino, le si avventarono addosso. Uno di loro le strappò il velo e i vestiti, afferrandola per il collo per impedirle di gridare; l’altro, armato di un lungo coltello a due punte, la colpì con cinquantadue colpi alla testa, vicino al cuore e sulle mani. (Ho visto io stesso i segni delle ferite) L’assassino non si è stancato, e la povera suora stava per soccombere, quando improvvisamente ha chiamato in aiuto Nostra Signora di La Salette, gridando: «Mia buona Madre, salvami!» E ora il ferro dell’assassino rimase immobile nell’aria, proprio mentre stava per completare la morte della sua vittima; allora la sorella si alzò energicamente, superò il malcapitato e prese il suo pugnale. Pensava di essersi perso; il suo nome era scritto sull’arma del delitto. I due criminali sono fuggiti; il nome è stato cancellato dal coltello, e la sorella non ha mai voluto rendere noti i suoi assassini. Solo dopo due mesi riuscì a riprendersi dalle sue ferite, tre delle quali erano state giudicate mortali dalla commissione d’inchiesta.

Fu la stessa buona Suora a raccontarmi, in presenza dell’immagine di Nostra Signora di La Salette, tutti questi dettagli con una pietà piena di carità, gratitudine e felicità inesprimibile.

C’è da sperare che tante virtù abbiano portato alla conversione di questi due sfortunati!

(L. Perret)

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